Stabilimento Olivetti, Scarmagno (Torino, Italia)
- Olivetti plant, Scarmagno (Turin, Italy) (alternate)
Tipologia Architettura e Paesaggio
Metadati
Tipologia
- Tipologia edificio
- stabilimento produttivo
Architetto
- Marco Zanuso, Eduardo Vittoria, Ottavio Cascio
Notizie storiche
- Descrizione
- Quando, negli anni del secondo dopoguerra, la rapida espansione della Olivetti rese insufficienti gli stabilimenti di Ivrea, la necessità di nuovi spazi produttivi portò alla realizzazione, a breve distanza dalla città, di un innovativo e ampio polo industriale.
Nonostante il potenziamento delle fabbriche esistenti sul suolo italiano o la costruzione di nuovi impianti (a Pozzuoli [scheda], Agliè [scheda], San Bernardo d’Ivrea [scheda] e nella stessa Ivrea [scheda]), all’inizio degli anni Sessanta la capacità produttiva complessiva veniva considerata ancora insufficiente.
In questo contesto, prese forma il progetto di costruzione di un nuovo insediamento produttivo per circa 10.000 dipendenti, con annessi servizi sociali e da collocare al di fuori di Ivrea ma comunque in prossimità del suo baricentro industriale. In considerazione di tali requisiti, la scelta ricadde sull’area del comune di Scarmagno, situata a sud di Ivrea, da cui dista circa dodici chilometri. La costruzione del complesso industriale si sviluppò in fasi successive tra il 1962 e il 1991, con i lavori più intensi concentrati nel periodo 1962-1971.
Lo studio urbanistico dell'intervento risale al 1962 e si deve all’architetto e urbanista Giovanni Astengo [scheda], mentre il progetto architettonico generale è affidato a Marco Zanuso ed Eduardo Vittoria, entrambi già coinvolti in precedenti iniziative per Olivetti. Vittoria era stato autore della palazzina del centro studi ed esperienze [scheda], della centrale termica di Ivrea [scheda] e dello stabilimento di San Bernardo, mentre Zanuso aveva progettato le fabbriche Olivetti in Brasile [scheda] e in Argentina [scheda].
La prima proposta progettuale risale al 1962. In questo disegno, gli architetti propongono un impianto composto da 175.000 mq coperti, 185.000 mq destinati alla viabilità e 650.000 mq a verde. Gli edifici produttivi sono concepiti a pianta modulare, configurati secondo una doppia T, articolata in quattro corpi trasversali da 22.000 mq ciascuno e due corpi longitudinali da 31.000 mq, per un’estensione complessiva di circa 150.000 mq. I servizi industriali e sociali sono collocati alle intersezioni tra i bracci principali. Il modulo è costituito da una campata quadrata di 45 m di lato, in struttura metallica prefabbricata assemblata a piè d'opera sostenuta da quattro pilastri portanti posizionati internamente lungo le diagonali della piastra di copertura.
Allo stesso anno risale anche il progetto di Alberto Galardi per un Centro di Formazione Meccanici Olivetti [scheda], che sarebbe dovuto sorgere a nord del comprensorio al di là dell'autostrada.
Entrambi i progetti sarebbero presto stati abbandonati.
Parallelamente alla prima proposta di Zanuso e Vittoria, a firma dell'architetto Ottavio Cascio - interno all'Ufficio Tecnico Olivetti - è il fabbricato “A”, costruito tra il 1962 e il 1964 nella parte meridionale dell’area destinata alle attività produttive. La struttura in acciaio lunga oltre 550 metri e larga circa 100, composta da moduli di 12x12 m è coperta da otto padiglioni affiancati con lucernari lungo i colmi per un’illuminazione naturale diffusa. Con una superficie lorda di circa 57.000 mq, l’edificio è inizialmente destinato alla produzione, per essere poi riconvertito a magazzino nel 1993.
A metà degli anni Sessanta, Zanuso e Vittoria sono nuovamente coinvolti per l'ampliamento del complesso, con il requisito che il nuovo progetto garantisse flessibilità nell’espansione e tempi di costruzione rapidi. Con la collaborazione della Tekne di Roberto Guiducci per gli impianti e con il contributo di Antonio Migliasso e Colombo Scomparin (attraverso la Sertec) per il calcolo strutturale, i due architetti concepiscono un nuovo progetto modulare basato sull'assemblaggio a secco di elementi in calcestruzzo armato precompresso prefabbricati a piè d'opera.
Per gli edifici produttivi fu adottata una maglia modulare di 12x18 m, composta da pilastri alti circa 9 metri e del peso di oltre 11 tonnellate, dotati di aste d’acciaio superiori per l’innesto con le travi principali, a loro volta del peso di 20 tonnellate. Queste travi, a sezione di Y rovesciata, accoglievano trasversalmente travi secondarie a forma di V, al cui interno erano integrati i canali dell’impianto di termoventilazione. Interamente prefabbricato, tale modello viene battezzato Sistema Italia e successivamente impiegato anche negli stabilimenti Olivetti di Crema [scheda] e Marcianise [scheda], costruiti negli stessi anni.
Disegnati con la collaborazione di Renzo Piano, i lucernari in plastica con sovrastrutture in vetroresina contribuiscono all'lluminamento naturale interno. In copertura sono inoltre collocati cunicoli tecnici aerei di 3x3 m, destinati a ospitare le dorsali impiantistiche. Le tamponature esterne sono invece realizzate in lamierino smaltato intervallato ad ampie superfici vetrate.
Impiegando questa soluzione strutturale, tra il 1967 e il 1971 (e poi tra il 1986 e il 1991) sarebbero stati costruiti i fabbricati destinati alla produzione, denominati “B”, “C”, “D” ed "E", mentre gli impianti per la verniciatura, gli uffici, l'infermeria e le due mense vengono realizzati con elementi prefabbricati leggeri. Tutti i volumi occupano la porzione del lotto a nord del fabbricato “A” di Ottavio Cascio. Gli edifici sono inoltre collegati da una rete di corridoi coperti e sotterranei.
A partire dalla fine degli anni Sessanta, lo stabilimento di Scarmagno divenne il fulcro produttivo di numerosi prodotti di punta Olivetti: telescriventi, microcomputer, personal computer e sistemi informatici. Tuttavia, la progressiva uscita dell’azienda dal settore dell’informatica, culminata con la cessione delle attività nei PC tra il 1997 e il 1998, segnò l’inizio del processo di abbandono del sito.
Fonti esterne
- Bibliografia di riferimento:
MiC, Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi
Bibliografia
- Archivio Associazione Archivio Storico Olivetti, Ivrea (Italia)
Fondo Marco Zanuso. 1960-1998, Scheda di dettaglio || Archivio del Moderno Fondazione Archivio del Moderno, Balerna, Svizzera.
Vesima (Genova, Italia), Fondazione Renzo Piano.
Napoli, Università degli studi di Napoli federico II, DiArc - Dipartimento di Architettura, fondo Eduardo Vittoria.
